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Death Cell, un sound figlio degli anni 90

Nati negli anni Novanta, i Death Cell stanno vivendo una seconda primavera grazie a una lineup che si è riformata e a un album, “Periferico”, potente e ispirato. Abbiamo rivolto loro qualche domanda anche per parlare di “Maschera”, il nuovo singolo.

SWZ: Siete una band storica… Come vivete in questo ambiente musicale impazzito senza più distinzioni tra generi?
Death Cell:
L’ambiente della musica è molto diverso da quando abbiamo iniziato. Anni fa c’era una distinzione netta tra i generi e un senso di appartenenza più marcato. Oggi molte band tendono a mescolare vari tipi di genere musicale per trovare un loro stile più personale. Non ci spaventa il confronto: fare musica è mettersi in gioco, tentare di rinnovarsi, sperimentare nuovi suoni. Ci abbiamo sempre provato e continueremo così. È nel nostro spirito di band.

SWZ: Il vostro sound è figlio degli anni 90. Che cosa apprezzate di più della musica di quel periodo?
Death Cell:
Gli anni ’90 sono stati un decennio importante per il rock in generale, nel quale i gruppi risentivano ancora dell’onda del punk e del post punk, anche se non tutti come stile, almeno come modo di essere e di approcciarsi alla musica. In quel periodo ci sono state grandi band che sono nate e altre, già formate nella seconda metà degli anni ’80, che hanno confermato quanto di buono avevano già fatto, se non addirittura evoluto il proprio suono. Come dimenticare il rock potente dei Jane’s Addiction, l’hard rock venato di blues dei Soundgarden e degli Alice in Chains, i “rumori” dei Sonic Youth, l’hardcore punk dei Fugazi, l’industrial psichedelico dei Nine Inch Nails, il progressive metal sperimentale dei Tool, che con Ænima hanno dato alle stampe uno dei più bei dischi dell’intero decennio. Ma ce ne sarebbero tantissime altre band da citare, come ad esempio i nostri CSI, Linea Gotica è una pietra miliare, Verdena, Marlene Kuntz.

SWZ: Come nasce il nuovo singolo, “Maschera”?
Death Cell:
Maschera ha tutto l’impatto e la forza per essere un singolo, come infatti è, e l’attacco di Periferico, il nostro nuovo album appena pubblicato, con il giro di basso che resta nelle orecchie fin da subito, la chitarra abrasiva, la batteria ipnotica e ossessiva: alternative rock oscuro mescolato con sonorità dark e psichedeliche. È il brano che introduce le sonorità che prenderanno poi la loro forma nelle diverse atmosfere dei successivi pezzi del disco. Il testo parte dal concetto pirandelliano della maschera e rappresenta un momento di riflessione e di realizzazione del non essere uno e unico come si crede, ma differenti individui a seconda di chi ci sta intorno, cosa che impone di indossare una o più maschere per difendere, o meglio adattare, il proprio io più profondo.

SWZ: “Periferico” è l’ultimo album. In che condizioni l’avete realizzato?
Death Cell:
Abbiamo registrato “Periferico” nel 2020, quindi potrai immaginare le difficoltà imposte dal lockdown e dalle seguenti limitazioni di movimento, che hanno allungato i tempi di realizzazione oltre quelli inizialmente previsti. Lo studio di registrazione presso il quale l’abbiamo inciso, il Poderino Recording Studio, non è nemmeno nel nostro comune di residenza. In contrasto con le difficoltà operative è invece stato bello, per noi come band, dare vita al nostro lavoro e scolpire i brani dell’album uno ad uno. Ringrazio qui la nostra etichetta, Volcano Records and Promotion, per averci lasciato la piena libertà di incidere il disco come volevamo, senza pressioni e senza ingerenze dal punto di vista artistico. Periferico è un viaggio musicale tra le atmosfere cupe e inquietanti di questo periodo storico, che, come capirai, sono state di forte ispirazione per la sua creazione. Il disco è stato composto come un concept e, tra musica e testi, rappresenta un viaggio per l’ascoltatore all’interno di se stesso e dell’ambiente che lo circonda, per cercare le risposte e le certezze interiori necessarie alla sua collocazione come essere umano. “Essere periferico” è per noi uno stato, un modo di porsi e di vivere: il rifiuto di condividere a prescindere il pensiero e l’agire comune, nella musica come nella vita, per trovare la propria direzione, in completa libertà e autonomia, nel rispetto degli altri e in piena consapevolezza.

SWZ: Avete altri singoli in progetto?
Death Cell:
Stiamo lavorando alla realizzazione di un video di uno dei brani del disco. Non ti svelerò quale per non rovinare la sorpresa. Ci siamo affidati ad un giovane regista, Paolo Donati, che in questi anni si sta mettendo in luce per la qualità delle sue produzioni, e tra poco inizieremo le riprese.
Al termine di questa intervista colgo l’occasione per ringraziarvi dello spazio che ci avete dato, augurandoci che ai vostri lettori piaccia Periferico, disponibile in streaming su Spotify e in vendita su tutti i principali store digitali.

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