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Demoghilas, Metal Sperimentale, di Alfred Bestia

I Demoghilas sono una one man band italiana di genere Metal Sperimentale, capeggiati da Alfred Bestia, che provvede alla composizione, alle tematiche e ai testi delle musiche; le influenze principali provengono da artisti quali Rammstein, Black Sabbath, Alice Cooper, Goblin e, in piccola parte, anche nomi del Death Metal melodico come Amon Amarth e Arch Enemy, nonché da svariate colonne sonore cinematografiche o di videogiochi – Nobuo Uematsu, compositore della saga di “Final Fantasy” rientra tra i principali ispiratori delle composizioni. Le tematiche del gruppo sono incentrate per lo più sul lato oscuro di ogni individuo, sulla misantropia, sui film horror, su temi apocalittici e su personaggi antagonistici di fantasia come quelli di fumetti e videogiochi – ad esempio Godzilla o il Joker – e il nome “Demoghilas” deriva da un personaggio anti-eroe di un vecchio racconto scritto da Alfred nell’estate del 2011.

SGW: Ciao Alfred, è un piacere averti qui con noi. Allora…partiamo dagli inizi di tutto, come è nato Demoghilas e perchè?

A: Ciao e grazie dell’invito, anzitutto! Molto bene, iniziamo: da quando avevo tredici anni ho sempre desiderato fare musica. All’epoca, il primo pensiero naturale era quello di avere una band e di fare concerti. Proseguendo con gli anni, ci sono stati dei periodi più o meno entusiasmanti in cui mi stavo allontanando dai miei propositi, complici anche altre passioni, ma alla fine ho deciso di far coesistere queste diverse passioni tra di loro in un unico cerchio artistico, e lì ho veramente

iniziato a fare sul serio. Ma avendo capito quanto dura fosse mettere d’accordo più teste, date anche alcune passate collaborazioni finite per una ragione o per un’altra, alla fine ho deciso che il mio progetto sarebbe stato una one man band.

Sul piano lavorativo devo ringraziare il mio fonico, Pierpaolo Lucchesi dei Traum Jesters e dei Mayfair FM, che mi ha insegnato le tecniche di missaggio e mastering per l’homerecording. È stata per me la prova del fuoco, perché mi ha fatto realizzare l’ambizione che all’epoca avrei sempre voluto, ovvero saper suonare la batteria. Mi sono preso i miei 2-3 anni di pratica, dapprima

suonicchiando batterie elettroniche in vari negozi di musica e poi prendendomene una per conto mio, che uso tuttora. Non avrei mai pensato di incontrare tante difficoltà e tante amarezze sul piano dei concerti, ho sempre fallito nel metter su una formazione di turnisti per suonare dal vivo, purtroppo erano tutte teste marce… Arriverà il momento, comunque, per ora è tanto bello comporre in casa senza fretta e senza arrabbiature. Immagino vi chiediate che vuol dire il nome, no?

Beh, è il nome di un personaggio di un mio vecchio racconto, un personaggio che rappresenta il lato oscuro del protagonista. Volendo adattare questa tematica come “foto-tessera” ed essendo che ormai ogni nome esistente, anche il più stupido o improbabile ormai appartiene a qualcun altro, allora questo moniker inedito doveva essere il mio segno distintivo. E così, nell’estate del 2016, è nato il

mio progetto Demoghilas.

SGW: Quali sono state le band o artisti che ti hanno influenzato di più’?

A: Una domanda non facile, alla quale mi ritrovo a dare sempre la stessa risposta, perché non potrebbe essere altrimenti. Mi avvicinai al mondo del Rock con Marilyn Manson, attirandomi così animosità e inimicizie da molti del mio vecchio bigotto paese, nella bassa Puglia. Fu il motivo per cui iniziai a suonare la chitarra e a cantare. A diciotto anni mi fecero scoprire i Rammstein e lì fu amore a prima vista, fu lì che iniziai a fare veramente sul serio. E tutt’oggi non mi hanno mai

abbandonato, album più o meno belli, i ricordi, il sostegno e la forza datomi da quella musica per quello che ho dovuto passare all’epoca non si scordano.

Trasferitomi a Roma, in università, iniziai ad ascoltare con interesse Amon Amarth e Arch Enemy, e anche qualche altro titolo in generale del Death Metal Melodico Svedese, che io adoro e che un giorno vorrei trattare. Qui parliamo di periodi, diciamo buoni, ho dei bei ricordi di quei giorni. Tony Iommi dei Black Sabbath e Peter Tagtgren dei Pain sono due mie fonti di ispirazione, uno per i riffing di chitarra più giusti per la mia musica, l’altro per la palese idea di metter su un

progetto interamente solista. Negli ultimi tempi, soprattutto per la composizione degli ultimi lavori, ho studiato la colonna sonora ma non quella di film elaborati e intellettualoidi. Piuttosto, la colonna sonora adatta anche a concerti Rock, ad esempio quella dei film di Dario Argento o di Lucio Fulci, quel tipo di colonna sonora che tu dici: “Si, è proprio lei!” E, riscoprendo i miei videogiochi dell’infanzia e stando ora più attento anche alla “sceneggiatura” musicale, ho riscoperto anche

quei soundtrack. “MediEvil” e “Final Fantasy IX” sono i miei videogiochi preferiti, Argento e Fulci i miei registi italiani horror preferiti, sentivo che ero in dovere di omaggiare, anche solo flebilmente, le musiche nelle loro opere. Questo è stato il principio dietro la composizione di “Gallows Hood”.

SGW: Parlaci dei testi dei tuoi album, e in particolare dell’ultimo “Gallows Hood”?

A: I testi del primo lavoro “Vengeance on all!” erano improvvisati, così come la maggior parte delle mie lyrics, non mi metto veramente mai a tavolino a scrivere finché non è finita, forse pochissimissime volte m’è capitato. Semplicemente, se ho in mente delle frasi le scrivo e pian piano un testo prende forma. Ma cerco sempre di dare un senso esplicito e chiaro. Il senso riguarda sempre il lato oscuro di ogni cosa, umano, animale o anche materiale, come il giorno e la notte, il bene e il male, la vita e la morte… c’è anche molta… una volta avrei detto rabbia, e odio.

Una volta, magari. Crescendo, ho capito che ciò che ho sempre provato in realtà, forse per non autodistruggermi, era disprezzo. Per tutte quelle cose e quelle persone che hanno intralciato il mio percorso. Insegnanti di scuola, ex compagni di classe, famigliari indesiderati, amici traditori, amori sbagliati… insomma ogni tipo di relazione tossica, purtroppo a volte anche consanguinea, che possa rischiare di far crollare tutto quello che uno con una sua mentalità possa costruire per dare un

senso alla sua esistenza. Con “Gallows Hood” il percorso è stato più introverso che mai. Ho deciso di trattare alcuni incubi avuti nel corso degli anni, ma non i soliti sogni banalotti magari descritti nei primi due pezzi – “Fiend from the Void” e “Cruel Jaws”, che riguardano lupi mannari e squali – quanto piuttosto altri temi che possano essere generati dall’irritazione e dalla negazione che il sistema di oggi attua verso chiunque, forse risparmiando solo raccomandati e figli di papà, che

erano comunque i miei cosiddetti coetanei nel vecchio paese, e che dunque non concedono nessun tipo di catarsi. C’è una voglia di annientamento totale, di decimazione degli 8 miliardi su questa superficie, diciamo la verità, la maggior parte o comunque chi più chi meno delle vite inutili, e anche di giustizia privata verso chi ti ha fatto del male e se la cava. Ora, con “Gallows Hood” io ho detto tutto quello che avevo da dire, anche in faccia a chi mi ha ostacolato. Certamente

sarò più ampio e morbido nei prossimi lavori, ma un cambiamento radicale lo escludo. Sono dell’idea che una volta che uno ha abbracciato uno stile non sia una buona idea cambiare rotta. Sperimentare e accogliere altre tematiche quello si. Ma la tua firma deve sempre essere presente, altrimenti la cosa diventa ugualmente troppo comune e di conseguenza dimenticabile.

SGW: Sei un polistrumentista giusto? E vuoi spiegarci come è la lavorazione di un tuo disco dalle fasi iniziali fino alla sua conclusione?

A: Per me, fare musica e suonare più strumenti è la cosa più bella che ci possa essere. Come già accennavo prima, riguardo i testi di solito aspetto che i miei demoni o le voci si facciano sentire per consigliarmi. Le musiche vanno più o meno di pari passo, sebbene la stragrande maggioranza delle composizioni uscite finora siano melodie che avevo in cantiere forse da quando avevo sedici anni, e ce ne sono altre simili che ancora non hanno visto la luce. Se devo fare un esempio, credo che “Your candle of life”, “Goner” e “I’m at war” abbiano i riffing più antichi.

Molti degli altri sono stati ideati durante il mio periodo universitario al DAMS. Sempre sotto consiglio del mio fratello Pierpaolo, quando ho comprato la mia prima scheda audio, una Scarlett Solo – ora uso una economicissima ma molto carina Beheringer – ho iniziato a buttar giù tutte queste melodie rimaste lì per tanto tempo, poi ho fatto una selezione come si fa con cento foto per scegliere le più belle, e pian piano le ho scelte per quelli che sarebbero stati i miei primi pezzi. Ora,

io sto ancora studiando e non finirò mai di imparare abbastanza, perché la musica e il missaggio hanno mille sfumature di gusti e di pensiero, ma il principio base è sempre quello: di solito prima viene la musica e poi le parole, trovo veramente impossibile comporre un testo senza una musicalità precisa, poi si rischia di dover aggiungere o sottrarre e magari vai a rovinare un testo o una poesia che vanno già bene così. Di solito incido prima una batteria campionata e il basso, poi le tastiere

– anch’esse campionate, per comodità e perché come tastierista sono veramente un novellino – poi suono la mia batteria elettronica, una Alesis DM5 personalizzata, giusto per poter dire che la batteria l’ho suonata io, a ritmo con l’elementare batteria campionata, in realtà una cassa, un tamburo e un piatto a ritmo con il BPM. Poi divido tramite i vari canali MIDI le componenti di batteria, allineandole perfettamente e dando a ognuna un tipo di volume statico – rullante, Tom 1, Floor Tom, Cassa, Charlie, Cymbal sinistro, China destro, Ride e room – infine dopo aver

esportato tutto in WAW e ricaricato su un altro progetto passo alle chitarre e alla

voce. A volte mi capita di incidere la batteria come penultimo elemento, ma il procedimento è sempre quello. In passato usavo Nuendo 4 e Cubase 5 come software, passato poi a Mac per sperimentare nuove strade, dato che alla curiosità non c’è mai fine, almeno fino ad un certo punto, da un paio d’anni uso Logic Pro X, dopo essermi fatto le ossa con Garageband. Per chitarra e batteria uso i plugin di Logic, oltre che Guitar Rig e altri plugin di batteria per incrementare altri suoni. In “Vengeance on All!” La chitarra aveva tutti preset di Guitar Rig di tipo Rammfire,

ideati proprio dal chitarrista dei Rammstein, e lì la citazione era palese. In seguito ho cercato di costruire un mio proprio suono, ma la verità è che amo sfruttare i preset basati sui suoni di grandi artisti per divertirmi meglio. Mi piace l’idea che qualcuno possa dire “Quella canzone ha la chitarra come quella dei Black Sabbath! E quella come gli Arch Enemy! O come i Rammstein! O come i

Motorhead!…” anche perché alla fine non c’è suono o plugin che non suoni tremendamente uguale a quello di qualcun altro, quindi tanto vale far capire il tuo apprezzamento così. In realtà finora ho usato un’unica tonalità per tutti i pezzi, magari in futuro potrebbe darsi che usi un plugin per ogni pezzo… vedremo.

Quando sono convinto mando i vari WAV a Pierpaolo e lì comincia il processo vero e proprio di missaggio e di mastering finale. “Vengeance on all!” la facemmo nel giro di pochi mesi, “Gallows Hood” in un intero anno, perché nel primo lavoro avevo già pezzi e testi pronti, nel mentre appena avevo qualcosa di pronto inviavo, mi riposavo e attendevo nuove idee per rimettermi a lavoro, senza ulteriori frette.

SGW: Come stai vivendo questo periodo di clausura forzata? Magari stai componendo nuova musica? E pensi che potrebbe essere influenzata da questa emergenza che stiamo vivendo?

A: Devo fare una premessa per me importante. Io ho sempre detto di essere estremamente e gelosamente abitudinario e che non tollero cambiamenti senza il mio permesso nella mia routine. Erano balle, le dicevo solo per mettere a tacere quelli che mi facevano le prediche. In realtà sto avendo tutto il tempo del mondo per concentrarmi su nuovi lavori, senza buttarmi di pancia o con maggior impulso come facevo quand’ero più giovane, ecco. Ho già l’idea di un concept album –

come d’altronde intendo ogni mio nuovo full lenght – per il prossimo anno, e di tanto in tanto aspetto sempre che le voci mi suggeriscano nuove parole.

Di solito avviene sempre quando sto per addormentarmi, quindi o faccio il santo sforzo di

accendere la luce e segnarmele subito oppure me la rischio e me le tengo in testa finché me le ricordo, ma ci siamo vicini. Nel frattempo mi sono dedicato ad un racconto inteso come “Gallows Hood” espansa in ogni dettaglio, quindi a giorni ho anche in mente di rimettermi a macinare qualche riff per riprendere il giro. Dato che non c’è fretta e che su questo racconto sto lavorando ininterrottamente da due anni, avendo subito diversi cambi di rotta anche a causa di collaborazioni iniziate e finite per mancato interesse, credo che ora inizierò qualche nuova partita a uno dei

giochi dell’infanzia, finché il tempo lo concede. Dopotutto le idee per nuove composizioni mi vengono anche così. Nel mentre, da un anno, frequento anche un corso di fotografia, quindi a volte scatto foto e studio i materiali inviati, quindi non c’è scusa per oziare più di tanto. Si, sono convinto che questa situazione cambierà per sempre il mondo, cosa che io mi auguro perché sarebbe veramente ora, magari la gente inizia a portare un pò più di rispetto per il prossimo e forse anche

per sé stessa, ma almeno un pezzo del prossimo mio lavoro è fortemente ispirato da questo “status quo”. Qui siamo ben oltre la semplice crisi, la fine è ancora lontana. Essendo la mia casa un buco di cella e vivendo da solo, passo la maggior parte del tempo a letto a scrivere, leggere e guardare la tv in attesa che uno dei demoni mi dia la scossa giusta. Lo chiamerei, in realtà, una specie di “Metodo

Stanislavskij”, ovvero quando un attore letteralmente diventa il personaggio che deve interpretare anche fisicamente (come Vincent D’Onofrio quando dovette interpretare Palla di Lardo in “Full Metal Jacket” ingrassando di 35kg), ho in mente un testo di un personaggio particolare, astratto da ogni parte. Non vorrei veramente dire di più ma prometto che molto presto, quando le acque si saranno calmate, vi ragguaglierò su altri dettagli mano a mano che i lavori procedono!

SGW: Per caso hai altri progetti in cantiere oltre Demoghilas? Intendo anche al di fuori della musica.E in caso affermativo, ce ne vuoi parlare?

A: Il racconto basato su “Gallows Hood” è uno tra questi, è praticamente pronto e finito e a giorni sarà online su Amazon. Ho già buttato le basi per farne una piccola saga, avente sempre altre caratteristiche descritte nel full-lenght in maniera appena accennata, per ora lo faccio uscire in maniera totalmente indipendente, come amo fare, tutto per conto mio, senza contratti e case, con l’aiuto di Sergio Vinci, il mio agente, che mi sta veramente aiutando. Un giorno, con qualche

contante in più, vedrò di sponsorizzarlo in giro per il mondo e farlo tradurre, ma sempre in maniera indipendente e underground. Non ho interesse, tempo ed energie di rivaleggiare e diventare un titano kolossal, mi basta fare quello che amo e che venga ricordato da chi mi è stato vicino, amico o fan che sia. Poi, quel già accennato racconto in cui compare il personaggio chiamato come il mio moniker, intendo rivederlo e pubblicarlo a tempo debito, forse quando avrò pubblicato il prossimo album in modo da non avere troppe idee che collidano tra di loro. Ho idea di scrivere una Creepypasta, sapete quelle storie dell’orrore su Internet tipo Slenderman o Jeff the Killer? In realtà di una di queste ho tra le mani una sceneggiatura che voglio rivedere, se un giorno lo riconsentiranno mi piacerebbe ne venisse fatto un film. Come vedete, tutte robe che possono benissimo essere collocate insieme alla musica, ci posso fare canzoni o basi per audiolibri, film o

videogiochi. Le idee sono tante un giorno, forse per compensare la fine delle idee per la scrittura di altri testi, mi piacerebbe fare tutto questo genere di cose per non smettere di fare musica. Come detto prima, può darsi che un giorno, forse tra un anno, forse tra dieci anni, forse addirittura in questi mesi di chiusura, potrei decidere di dar vita ad un secondo progetto che esplori il Melodic Death di cui ho parlato prima, chi lo può sapere! Sarà il tempo a dirlo, come sempre prometto a

chi mi segue e a chi si interessa che sarò sempre impegnato in queste piccole cose per non pietrificarmi mai del tutto, e che avrà mie notizie appena ci sarà qualcosa che bolle in pentola!

SGW: Si percepisce un certo alone oscuro nella tua musica…Cosa non ti va bene in generale?

A: Eh, già mi rendo conto di essere stato fin troppo chiacchierone con le domande di prima, qui avrei da scriverci una Bibbia… per chi leggerà il libro su “Gallows Hood” capirà che mi è successo qualcosa che mi ha fatto proprio arrabbiare e che, probabilmente, come il Corona ha colpito questo mondo per sempre, all’epoca ha fatto altrettanto con me. Non amo parlarne, non amo veramente parlare del mio passato. E credetemi, posso sviscerarmi gli organi e puntarli sul tavolo da gioco in

tutto per tutto per giurarvelo, comporre questo album e scrivere questo libro sono stati atti di dolore per rinascere. Un sasso nella scarpa assai arduo da togliere.

Come dissi in passato, “Gallows Hood” è una specie di partita a scacchi con il mio passato così abietto, anzi con tutti quelli che me l’hanno reso tale, una partita dove le musiche si scontrano con i testi, letteralmente il male verso il peggio… era forse per questo che la maggior parte di quelle composizioni erano state pensate come tracce strumentali. La colpa la imputo a quelli che mi hanno spinto a tanto, anche se dal loro atto di malafede è nato del bene, è nato il mio progetto. Mi riferisco ai soliti ex insegnanti di scuola, roba che nella vita non mi ha mai aiutato neanche per il cazzo, scusate la parolaccia. Agli ex compagni di classe che mi rompevano le palle per i capelli lunghi, per le magliette dei Rammstein e per il mio disprezzo verso la discoteca e il loro stile puritano. Il resto beh, chi sul posto di lavoro mi ha trattato da fesso, contraddicendomi o ridicolizzandomi e magari facendomi vedere i miei soldi quando gli pareva, chi in mezzo alla strada ti rovina la giornata, tossici o zingari in cerca di rogna, poi i soliti amici traditori, alcuni che ho anche dovuto

allontanare perché stava diventando una relazione tossica, o quelli con cui ho cercato di portare il progetto sui palchi e che alla fine mi hanno piantato per motivi altrettanto abietti, chi si cercava un lavoro sottopagato, chi non aveva le palle di dirmi in faccia che non gli interessava più, insomma vite inutili! Sarebbe inutile lamentarmi del fatto che nella vita ho dovuto sempre raggiungere i miei obiettivi attraverso le strade più difficili, mi sono sempre dovuto prendere le cose che

volevo con gli artigli e con le zanne, facendo a volte anche la voce grossa fino a rendermi odioso ai miei stessi occhi, sarebbe inutile lamentarsi a tal proposito perché ormai è normale amministrazione. Una cosa è certa: con questa gente non

lavorerò mai neanche se dovessi esserci costretto, non ci suonerò mai dal vivo e non li vorrò manco come spettatori, quando con i miei nuovi fantastici musicisti suoneremo sui palchi. Fortunatamente ho anche molti sprazzi di luce, come alcuni hanno anche detto, qualcuno che mi vuole ancora bene mi è rimasto. Mio zio, mia sorella, la mia compagna, alcuni amici storici o più recenti, lo scimmiotto del nostro piccolo gruppo, i miei musicisti… non fosse, ho ancora i miei film, i miei

libri, i miei giochi e la mia musica che mi riportano alla serenità quando le cose iniziano a farsi più difficili. Non dategliela vinta, boys and girls, ognuno di noi ha il suo Patronum contro i brutti ricordi! Se merita di averlo, s’intende. Quelli che hanno voluto farmi male non credo proprio se lo meritino.

SGW: Concludi come vuoi lʼintervista!

A: È sempre un piacere colloquiare, seppur a distanza o in “ispirito”, a chi vuol sapere qualcosa di più di noi ombre dell’underground. Come ho detto prima non voglio rivaleggiare con chissà quale titano della musica o del cinema… ammetto che mi darebbe grande soddisfazione vedere qualche mia opera al massimo presentata da qualche nome non da poco. Che so un film presentato da Dario Argento, un libro consigliato da Guillermo Del Toro, un album apprezzato da Till Lindemann o Tony Iommi, giusto sentirsi dire un: “Bravo, bel lavoro ragazzo!” e basta! Niente ville con piscine, niente case discografiche, niente guardie del corpo. Diamine, un inferno! Io sto bene così, dietro le quinte, all’ultimo piano o sotto terra, sono un Darksider fatto e finito, sono troppo introverso e radicato nelle mie credenze per potermi esporre così tanto sotto i riflettori. Ho già deciso anche la mia modalità di concerti, più spettacolini teatrali di tanto in tanto a tema con certi periodi o stagioni, anche con la scusa di fare un concerto con costumi a tema. Proprio non voglio impegnarmi in robe estreme o che ti possano fregare in ogni dove e come.

Già mi hanno fatto girare le scatole abbastanza sottraendomi concerti all’ultimo, causa mancanza di gente pagante, ne approfitto per studiarmi metodi e cercarmi posti molto più esclusivi o su invito per poter fare le serate che dico io, giusto per poter stare in pace con me. Chissà se questa pandemia non porterà del bene anche in questo, certo è un colpo al cuore vedere festival annullati e concerti

soppressi, ma io stesso, paradossalmente, non sono tipo da vita mondana e da calca, ecco perché il senso dei miei piccoli concerti. Ora voglio vedere se faranno la voce grossa quando vedranno solo dieci o venti buoni samaritani e se sbraiteranno ancora per il contante per le loro tessere miserevoli e tutto il resto.

Piranha capitalisti, ecco che sono! Io, al momento, mi accontento anche di fare un live in live, una diretta, perché tanto che si può fare al momento!? Eheheh!…

Scherzi a parte, l’universo ha dato a noi stupidi umani abusanti del libero arbitrio la chance di poterci dare una dannatissima regolata una volta per tutte, mi piace anche pensare che solo pochi capiranno cogliere il messaggio. Magari finisce proprio come “The walking dead” piccole comunità contro piccole comunità di sopravvissuti, che altro abbiamo fatto da quando abbiamo iniziato a ragionare?

Per me, l’importante è la pace, la tranquillità, non sono più sicuro che trasferirsi al mare o in campagna sia l’escamotage alla fuga dei rumori, è l’intero mondo e status-quo dell’umano medio che deve essere distrutto e ricostruito nel più sano dei modi. Non posso veramente dire cosa fare perché temo proprio che le parole di un tizio qualunque deluso e amareggiato valgano ben poco, neanche dire realmente quali sarebbero i miei propositi altrimenti qualcuno inizierebbe veramente a sfracellarmele, e io voglio solo starmene tranquillo. Come sempre, la moneta è stata lanciata, spetterà a noi decidere da che lato farla cadere. Anche in questi tempi, potesse o non potesse servire, io continuo a fare quello che amo per sentirmi vivo, perché vivere non significa solo andare in discoteca, in ufficio, ai concerti o sfoggiare i cosiddetti sette vizi capitali biblici che rendono tale l’essere umano. Tempo o non tempo, bei ricordi o brutti ricordi, se vuoi fare una cosa

perché ti piace falla. Se vuoi avere una cosa perché la desideri prenditela.

Potrebbe un giorno finire o continuare, ci saranno sempre dei ricordi da ricordare con gioia e altri da dimenticare per stare bene. È tutto quello che avevo da dire, e so di averci rimesso anche fin troppo! Grazie ancora per tutto quanto, quando il

mondo sarà tornato alla sua anormalità vi aspetto, magari ci spariamo un film di Godzilla al cinema o una pizza prima di un concertino locale! Mi raccomando, nel frattempo restate in casa, tenete le zanne ben serrate, tanto quando chi crede di comandarci si renderà conto di star facendo solo il gioco opposto, la soluzione si paleserà da sé, e dovremo essere pronti. Dopo il risultato beh… io vi aspetto! A

presto!

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