Flat Bit – “Il Giorno Dopo”

Dagli albori del 2010, il percorso artistico del quintetto marchigiano dei Flat Bit può essere senz’altro definito come un “work in progress”, poiché s’intuisce facilmente come non vogliano mai circoscrivere la loro progettualità in predefinite gabbie stilistiche. Dopo due e.p., arriva Il primo full-lenght “Il giorno dopo” che testimonia tutto ciò,in quanto si distacca da quanto sentito in precedenza con imprescindibile coerenza. Otto gli episodi in cartellone, orientati verso messaggi veri, pane al pane e vino al vino, senza finzioni ed astrattismi ma concretamente rappresentativi di una società abulica, che ha gettato l’individuo nella generale indifferenza, in cui il semplice “Come stai?” sembra diventato chimerico, patetico, retorico e seppellito da un’egoismo dilagante. Alla partenza, è bene indossare “Occhiali da sole”, poiché l’indole filo-reggae che esprime è qualcosa di piacevolmente distensivo ed il sole intrinseco irradia una bella luce. Invece, “Fuori dal coro” è un epinicio formidabilmente motivazionale, in quanto vengono chiamati in causa coloro che, nonostante il tunnel della vita dia pochi aghi di luce, li sprona a non desistere e ad alimentare la resilienza, sempre e comunque. Dopo la non brillantissima “Riparto da me” , arriva il singolo “La cosa giusta”,con incedere tranquillo ed elegante e pregno di quell’anelito di libertà che ci accomuna nei desideri di fuga sul primo treno che passa, con in tasca il biglietto di sola andata. Fitti arpeggi d’acustica fan capolino sulle “Ventitre”, brano che sa, poi, accaparrarsi consensi con un centrato dinamismo…Flat- pop, mai opulento o tracimante , in cui la linea vocale ha un impatto più melodico ed accattivante. Ascoltate la prossima traccia a… “Luci spente” , in quanto ristoratrice, soprattutto, dopo aver vissuto vicissitudini pesanti, subite o volontarie e con l’ardente desiderio di starsene da soli, sperando che un’ascensore si faccia carico dei nostri fardelli materiali e psicologici. La molleggiata ed elastica “Macerie” fila briosa con un testo rilevante, teso a ribellarci, in qualche modo, dal conformismo che ci viene imposto dal Potere che ci fa crogiolare in un’illusoria libertà, dove più nessuno fa domande , inaridendo cosi la socialità e, al contempo, intensificando (ahimè!) l’ ego nelle persone. Magari, sarà una mia “Opinione” ma chiudere l’album duettando con l’artista Lo Strego, mi da la sensazione che nuove scelte sonore per i Flat Bit sono li, li, prossime per sviluppi futuri. E’ chiaro che di strada ce n’è ancora molta da percorrere per guadagnarsi un pregevole posto al sole ma, continuando a plasmare sulla loro strada, altre formulazioni con catrame verde, certificherà nel colore della speranza che la loro spinta evolutiva sarà sempre fermamente dogmatica e propositiva .

MAX CASALI

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