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Giulio Larovere, quando la musica è una ragione di vita

Giulio Larovere, cantautore milanese dalle sonorità new folk, ha recentemente pubblicato il nuovo singolo “To see a loneley heart”, apripista del concept album “Road Sweet Home”. Un lavoro che narra la vita di un avventuroso americano e del suo diario. Gli abbiamo rivolto alcune domande per conoscere ogni dettagliO di questo progetto particolare.

SWZ: per iniziare, chi è Giulio Larovere e chi è John Knewock?
GL:
Giulio Larovere è un 46enne che ha sempre sognato e non vuole smettere. Ho lasciato il mio lavoro d’ufficio nel Dicembre 2012 per dedicarmi alla musica e non tornerei indietro nemmeno in periodi duri come questo che stiamo vivendo.
John Knewock, pseudonimo di John Cowen, nato a Detroit (Michigan) nel 1948 e morto nel 2015 a Sausalito (California) era un uomo che amava la vita e la libertà, che ha inseguito per la maggior parte della sua vita, non conformandosi ai dettami della società. Amava anche scrivere poesie e canzoni e, quindi, eccoci qui insieme.

SWZ: com’è nato il progetto “Road Sweet Home” e che significato ha per te la vita di John Knewock?
GL:
Ho ascoltato la storia di John a casa di Paola, una mia compagna di teatro. Si sono conosciuti molto giovani ed erano molto amici. Negli ultimi anni di John, sua cugina Marjorie si è proposta di raccogliere e riassumere in un libro la vita e i viaggi di questo semplice ma incredibile uomo. Questo libro è stato stampato in pochissime copie che sono state regalate a coloro che lo avevano conosciuto ed amato.
Paola ne aveva una copia che ho letto con curiosità e custodito con cura e nel quale ho trovato una grandissima ispirazione.
Inizialmente sono partito con l’idea di fare semplicemente un disco ma mi sono reso conto fin da subito dell’entusiasmo condiviso con tutti i musicisti e gli studio, che è inevitabilmente sfociato in un progetto discografico molto più ricco ed ambizioso: due videoclip, un documentario di 10 puntate (una per ogni canzone), un crowdfunding pieno di bellissime ricompense.
John ha amato la vita, la libertà e l’Amore e queste sono le cose che ci legano maggiormente.
Sono certo che il diario di John sia arrivato nelle mie mani (e nella mia vita) per trasmettermi un messaggio relativo a questi grandi concetti che, essendo molto complessi, sto ancora elaborando interiormente e credo ci vorrà ancora del tempo. Spero di riuscire a comprendere pienamente il significato della sua vita e del suo messaggio.

SWZ: in che modo le parole di John hanno influenzato la composizione delle canzoni?
GL:
Abbiamo cercato innanzitutto di ricreare le sonorità di quegli anni e qui l’aiuto di Giuliano Dottori in fase di preproduzione nel suo Jacuzi Studio e, in seconda battuta, di Larsen Premoli e del suo staff in RecLab Studios sono stati fondamentali. Larsen ha messo a nostra completa disposizione tutto l’arsenale di RecLab con tre diversi set di batterie, rullanti e piatti vintage, amplificatori a valvole, organi Hammond con il “Leslie”, piani Elettrici Rhodes… tutta roba originale anni ’60-’70 che è stata microfonata con cura e dedizione.
A nostro avviso, i testi contenuti nel diario (che sembravano scritti apposta per essere musicati) e gli anni e i luoghi nei quali sono stati scritti, potevano dare il loro meglio solo con un sound adeguato.
Comunque, se ascoltate bene le canzoni, una spolverata di synth ed elettronica, li troverete hehehe.

SWZ: ci sono differenze tra il libro ed il disco o sei stato il più vicino possibile al messaggio originale?
GL:
Il messaggio di John, che lui stesso nel libro definisce la sua “legacy”, la sua “eredità, andava trasmesso così com’era. Noi lo abbiamo letto ed ascoltato, lasciandolo intatto e trasformandolo solo in canzone.
Penso che snaturarlo avrebbe scatenato, a ragione, una rivolta di tutti coloro che amavano John e lo conoscevano bene e non era questo il mio intento.

SWZ: immaginiamo tu abbia deciso di mantenere la lingua inglese perché il disco è rivolto anche al mercato americano. Ma parlando in generale, come vedi il cantare in una lingua diversa della propria? Soprattutto in Italia questo sembra essere un limite.
GL:
Mi piace essere onesto. Ho la erre moscia e me ne sono sempre un po’ vergognato. Quando parlo, non provo nessun imbarazzo ma quando riascolto le registrazioni di alcune canzoni che ho cantato in italiano faccio fatica ad accettarla e ad accettarmi completamente per come sono. Mi sono però ripromesso che il prossimo disco che scriverò sarà in italiano. Il diario di John è in inglese e trovo che tradurre le sue canzoni in una lingua diversa da quella originale avrebbe fatto perdere “magia” al suo messaggio.
In generale, non ci vedo nulla di male a cantare in una lingua diversa dalla propria ma, come da voi giustamente affermato, in Italia sembra essere un limite. La prima eccezione che mi viene in mente è quella di Elisa Toffoli che ha iniziato cantando in inglese e ha fatto un grande successo perché il suo talento era indiscutibile e la pronuncia impeccabile (al punto che tutti, al primo ascolto, abbiamo pensato che fosse straniera e non di Trieste). Personalmente trovo la lingua inglese più essenziale e funzionale alla musica rispetto alla complessità di esprimere, in maniera concisa, lo stesso concetto nella lingua italiana. Ogni lingua ha però i suoi colori, i suoi modi di dire e la parte difficile, a mio avviso, è saperla usare in maniera efficace e corretta, soprattutto in una canzone.

SWZ: quali sono i prossimi passi del progetto “Road Sweet Home”?
GL:
Fra pochi la campagna di crowdfunding su Eppela, giungerà al termine. Per chi volesse portarsi a casa un “pezzo” di questo bellissimo viaggio, può farlo a questo link https://www.eppela.com/it/projects/29111-road-sweet-home
Grazie all’ottimo lavoro di Marta Scaccabarozzi (Press Office e Social Media Manager del progetto), “Road Sweet Home” continuerà il suo viaggio nel 2021 con le rimanenti puntate del documentario, con l’uscita del secondo singolo e del relativo videoclip. A Gennaio 2021, se le regole ce lo permetteranno, produrremo e spediremo, nel più breve tempo possibile le ricompense del crowdfunding a tutte le persone che le hanno prenotate. Manderò però a tutti entro Natale, il digital download del disco. Un piccolo gesto per dir loro grazie per il supporto e la fiducia che mi hanno dato.
Quando poi tutto il materiale video sarà stato pubblicato, il disco finalmente uscito in versione integrale e tutto il nostro lavoro sarà giunto al termine, in realtà mi auguro di ripartire con un live showcase del disco e di “aprire” qualche bel concerto in un posto figo, perché no?
Finché sognare sarà gratuito, continuerò a farlo più forte e più “in grande” che posso!

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