La Governante è un combo di Augusta che da sette anni non fa altro che riordinare e ripulire i cassetti impolverati del post-rock, con un formulario ibrido di generi alquanto personale. Altro che crisi del 7° anno! Ad ogni giro di calendario è tangibile, in ogni  nuova uscita, la consistente evoluzione del sound : sempre più contemporanei, sempre più duttilmente innovativi, sempre più originali ed inclassificabili.”Italian beauty” è pronto a disarmare senza diritto di obiezione, a cominciare da “Sopra la città”: rimbalzi di synth  fanno da prologo, sviluppando poi la sua identità in suggestivo electric-pop. “Le nostre  attese ai semafori spenti” ha una struttura più scarna , tendente al dreamy, intriso di  ricordi nostalgici in esecuzione lineare e costante. “Dove appenderai il tuo amore” è una efficace testimonianza di come assemblare del buon indie-rock con soluzioni pratiche, curando semplicemente l’ampiezza del suono in mood sospensivo. Invece, “La fretta inutile” ammicca a  certe partiture dei The Giornalisti, però la band siciliana sa schivare il rischio di fornire liriche melense, puntando tanto su arrangiamenti di gran lunga più eleganti e meno paraculi.
Con la preziosa presenza di The Niro, “La belle epoque” viaggia al piccolo trotto, con  chitarre malinconiche in un chorus accorato e suggestivo. Tra vari “best” riscossi in lungo ed in largo riscossi per il debut-album “La Nouvelle Stupefiant” del 2015, siamo certi che  “Italian beauty” lo surclasserà con un palmares di riconoscimenti ancor più ampio, in virtù di un lapalissiano neorealismo artistico-musicale in continuo mutare. Col dinamismo di “Gran
Rico”, s’impatta del synth-pop filo-tedesco con loops forsennati che intrigano il cervello.
Gli “Alberi infiniti” sono quelli piantati con semenza dei Beach House, ma innaffiati con spruzzi di trillati iridescenti e sospensive cosmiche, mentre Il primo approccio a “The  Dreamers” accende la mirror-ball per invitarci sul dance floor con brividi stroboscopici: gran  pezzo!. Di tutt’altra pasta è “In un palmo di mano”: prima scheletrica e poi synth-onizzata sulle onde euro-wave di O.M.D. ed A-HA , dimostrandosi scheggia deliziante da electro-estasi.
La magnificenza della closing-track “L’amore muove il vento”è proiettata nelle braccia del firmamento: tanto è l’afflato emozionale che vibra nell’anima. Fascino e concretezza è  prezioso binomio che mai si smarrisce nelle partiture de La Governante: una “bellezza italiana”, appunto. Mai indietro nell’attualizzazione compositiva e sempre troppo avanti per essere superati.

MAX CASALI

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