Tutto si dimentica è il titolo di questo quarto album di inediti di Rocco Rosignoli. Un titolo che suona come un monito. Tutto si dimentica, o meglio, tutto si può dimenticare, ma non si deve, non si può mai davvero realmente. Così il disco si srotola in un acustico poetico politico, per addentrarsi poi in atmosfere scure e claustrofobiche.

Tradizione e sperimentazione si intrecciano, seguendo il filo della memoria. Un filo tenace e sottile al contempo, che ricama un’identità a partire dal rapporto con un passato. Un’identità privata e intima, che si allarga poi fino a farsi sociale, civile e politica. Tappeti di strumenti a mantice (armonium, fisarmonica), chitarre, violini e plettri (bouzouki, mandolino), compongono una trama molto varia, suonata interamente dall’autore, che ha all’attivo collaborazioni prestigiose con Alessio Lega, Lee Colbert e Max Manfredi.

Dopo tanta scrittura autobiografica, il lavoro di Rosignoli oggi si estende alla collettività, ispirandosi ai grandi della letteratura in musica come Claudio Lolli, che l’artista ha omaggiato anche nella sua camera ardente, insieme ad Alessio Lega. E ancora Fabrizio De André, per cui la canzone è atto politico, un atto a cui Francesco Guccini arriva con il suo cantautorato sociale, specchio di un vivere civile, che per Rosignoli respira volgendo lo sguardo alla poesia di Leonard Cohen. L’ispirazione arriva anche da un mondo popolare fatto di canti di protesta e lavoro, di cori di mondine e di chi nel Dopoguerra ha saputo portare alla luce attraverso la musica la storia di un’Italia sommersa, come hanno fatto gli artisti e gli studiosi del gruppo di ricerca del Nuovo Canzoniere Italiano e i Cantacronache.

Voci, tantissime voci popolano il disco di Rosignoli, echi del passato, fantasmi senza volto che son padri di sangue e padri di pensiero che diventano solidi riferimenti politico-sentimentali, musicisti di oggi il cui riverbero attraversa le partiture e artisti del presente, come quelli che Rosignoli ha scelto di avere accanto nella bonus track del disco, Celebravamo cantori anonimi.

“A questa canzone han collaborato amici che stimo moltissimo – spiega il cantautore di Parma – come Max Manfredi, grande maestro, che può vantare in curriculum una collaborazione con De André; di Alessio Lega, che col suo Resistenza e amore si aggiudicò nel 2004 la Targa Tenco per la migliore opera prima; Rebi Rivale, artista udinese, cantautrice dai temi forti e grande scrittrice di canzoni, Francesco Pelosi, artista inossidabile e amico di sempre e Davide Giromini, musicista ruvido e superbo, eclettico cantautore carrarino dalla voce tagliente”.

Un brano di memoria, che porta in scena i nomi di persone dimenticate, coinvolte nell’eccidio fascista di Reggio Emilia del 1° settembre 1944: “Nomino le vittime, nomino i carnefici. Fascisti, non nazisti, italiani che han torturato e poi ucciso altri italiani”. Una canzone che riflette l’impegno di Rosignoli, attivo da tempo come artista anche con l’ANPI, che con questo disco ha voluto affiancare una lettura emotiva a quello che è il suo approccio politico alla realtà.

Un approccio politico, che è anche poetico. Perché il polistrumentista di Parma è anche poeta e la parola su carta conserva la musicalità intrinseca di quella che si farà suono. Parola che conserva la musicalità composta e lirica di Eugenio Montale, amatissimo dal cantautore insieme al poeta austriaco Georg Trakl e a tutta la poesia del Novecento. Professione confusa è il titolo della seconda raccolta di poesie di Rosignoli, uscita per Edizioni il Foglio nell’autunno del 2018.

“Spesso si dice che i cantautori siano poeti con la chitarra.
Preferisco pensare che i poeti siano musicisti senza strumenti”.

Tutto si dimentica è un disco in cui l’artista suona tutto quello che sa suonare – ed è molto -, in cui questa sua scrittura poetica è pensata, sentita e poi lasciata scorrere ora aguzza, ora malinconica, su canzoni di amore, lotta, ricordo e dolore il cui pulsare si intuisce fragoroso.

Un album che racchiude brani di resistenza come Almen nel canto, vincitore del Premio della Giuria al “Concorso Nazionale per Cantastorie Giovanna Daffini 2018” e canzoni che fan metafora di un lupo che si sceglie un inferno da attraversare, sceglie fra morte e futuro incerto. E accanto si sciolgono frammenti d’amore appena sfiorato o sfiorito come Piccola canzone per me, dedicata a Claudio Lolli e squarci di erotismo accecato dal sole di un pomeriggio di luglio in città di Te nel deserto.

Tutto si dimentica è un disco che brucia nella notte, che volge lo sguardo alle ali di Icaro, canzone di Anne Lister, che Rosignoli ripropone in un riuscito adattamento in italiano.

Un disco che non teme di bruciare e di bruciarsi, perché resiste e non accenna a spegnersi.

TUTTO SI DIMENTICA
Credits

Testi e musiche di Rocco Rosignoli
eccetto Icaro, traduzione di Icarus di Anne Lister (per gentile concessione dell’autrice)

Inciso e mixato presso Lo Studio In Rosso – Rione Oltretorrente di Parma, novembre 2016 e febbraio 2019. Arrangiato e prodotto dall’autore.

Rocco Rosignoli ha suonato: chitarra classica, acustica ed elettrica, violino, bouzouki, mandolino, basso elettrico, fisarmonica, armonium, armoniche a bocca, pianoforte. Batterie e percussioni di Vince Robivecchi. La voce di Rebi Rivale in Celebravamo cantori anonimi è stata registrata da Massimo Passon presso il Master Studio di Udine.

In Celebravamo cantori anonimi hanno cantato:

Rebi Rivale, Francesco Pelosi, Max Manfredi, Alessio Lega, Davide Giromini
Nella Bonus track Sul selciato di Piazza Garibaldi (I Sette Martiri) hanno suonato:
Emanuele Nidi (fisarmonica), Nicolas De Francesco (basso elettrico)